Cominciamo a pensare al riposo invernale degli amici a sangue freddo!

06.09.2018

La maggior parte delle specie eteroterme, ossia che dipendono dalla temperatura ambientale per regolare la propria temperatura corporea, effettuano una qualche forma di sospensione dell'attività nei periodi dell'anno in cui il clima è troppo inclemente per mantenere la temperatura nel range fisiologico. Questo fenomeno, per i Rettili delle aree temperate, avviene in inverno e si definisce "letargo", ben noto a tutti i proprietari di tartarughe. In tanti però fraintendono il significato, la necessità e i rischi di questo fenomeno fondamentale per la vita dei Rettili. Innanzitutto il letargo NON E' un lungo sonno: la tartaruga in letargo non "dorme", piuttosto entra in uno stato di animazione sospesa in cui tutti i process fisiologici rallentano al minimo indispensabile, consentendo all'organismo di sopravvivere praticamente senza consumare risorse: il battito cardiaco rallenta tantissimo, i movimenti respiratori quasi scompaiono, e la tartaruga vive per mesi consumando una minima parte delle risorse accumulare durante l'estate. Purtroppo però anche altri sistemi fondamentali per la sopravvivenza si "mettono a riposo", come ad esempio il sistema immunitario: questo vuol dire che patologie anche modeste, come ferite o parassitosi intestinali, durante il letargo possono svilupparsi liberamente e la tartaruga, andata "a dormire" apparentemente sana, può risvegliarsi molto malata. Allo stesso modo, se la tartaruga è avviata al letargo senza aver potuto accumulare sufficienti scorte, o se le condizioni ambientali sono inadatte al raggiungimento del completo stato di latenza, per cui la tartaruga è costretta a consumare più del previsto, potremmo trovarsi una tartaruga estremamente debilitata al risveglio, che richiederà terapie anche impegnative per scongiurarne la morte. 
E' quindi importante far valutare la propria tartaruga prima di avviarla al letargo, soprattutto se durante la bella stagione si è verificato qualche problema (feci anormali, scolo nasale, ferite al carapace, difficoltà nella deposizione delle uova, miasi....) ma anche se tutto è apparentemente normale. Il veterinario controllerà le condizioni generali della tartaruga, il rapporto fra peso e dimensioni, la presenza di parassiti interni ed esterni e potrà proporre alcuni approfondimenti come esami del sangue, radiografie o ecografie. Confermerà anche la specie esatta di appartenenza e vi consiglierà su come consentire il letargo nella maniera più sicura: non tutte le specie ibernano allo stesso modo e per lo stesso periodo; ad esempio sarebbe molto pericoloso far ibernare una A. horsfieldii o una T. kleinmanni con le stesse modalità di una T. hermanni mediterranea!